Il progetto DICE (Distributed Infrastructure for Cultural hEritage), è un progetto co-finanziato dal Ministero della Università e Ricerca scientifica. Il progetto coinvolge aziende del settore dell'ICT (EDA, eWorks Sud e Markon.net) nonché centri di ricerca universitaria, tra cui il Politecnico di Milano per gli aspetti tecnologici, e la Scuola Normale di Pisa per i beni culturali.
Lo scopo di DICE è di dimostrare la possibilità di integrare informazioni di varia provenienza concernenti i beni culturali, per consentirne una fruizione più efficace. DICE si rivolge agli utenti professionali (es. amministratori, studiosi, ricercatori, operatori del turismo, editori, ecc.) che abbiano bisogno di attingere ad informazioni concernenti il patrimonio culturale; questi utenti professionali agiranno da mediatori culturali verso gli utenti finali.
DICE fornisce un modello organizzativo e tecnico che favorisce la raccolta di informazioni da tutti gli attori coinvolti (non solo i gestori del patrimonio), secondo un modello flessibile e evolvibile. Si considerano fornitori di informazioni e dati, concernenti i beni culturali, sia i gestori dei beni (es. Musei, sovrintendenze, ecc.), sia gli studiosi che pubblicano ricerche, sia gli editori (specializzati e non) che pubblicano materiale divulgativo, sia tutti i soggetti che a qualche titolo si occupano del patrimonio culturale. Tutti i contributi di questi soggetti devono essere integrati in una rete fruibile e accessibile.
Sul piano tecnico DICE si basa su di una rete "peer-to-peer", simile a quella sviluppata da Napster per la musica. Ogni soggetto possessore di informazioni e partecipante alla rete "espone" la sua banca dati (che resta fisicamente in suo possesso e sulla sua macchina) e la rende accessibile agli altri: la infrastruttura DICE fa in modo che questa banca dati "personale" sia accessibile in modo integrato con le altre banche dati. L'utente, che accede alla rete DICE, non percepisce la frammentazione delle informazioni in varie banche dati: per lui il tutto costituisce una unica banca dati, integrata: quando l'utente interroga la banca dati integrata, o ancor meglio naviga in essa, la infrastruttura DICE si occupa di smistare le richieste alle varie banche dati partecipanti, raccogliendo i vari risultati.
DICE riconosce che esistono vari livelli di utenza professionale con diverse esigenze: addetti al patrimonio (tutela), ricercatori (includendo gli addetti al restauro) e studiosi, divulgatori. Ciascuna di queste categorie di fatto ha bisogno di informazioni diverse, di modelli culturali (categorie, classificazioni, ecc.) diversi e di organizzazione delle informazioni diverse. Per questo motivo DICE propone livelli di accesso diversi per ciascuna categoria.
Sul piano organizzativo, DICE propone un modello progressivo di integrazione dal basso verso l'alto. Una istallazione DICE presuppone che i soggetti partecipanti si siano accordati sulle categorie di oggetti da considerare, su come strutturare le informazioni, su come classificarle e organizzarle. Diversi progetti del passato hanno dimostrato come tutto ciò, se affrontato in modo eccessivamente dettagliato (es. specificando il singolo "campo" di informazione) e su una base culturale troppo ampia (es. l'intero patrimonio culturale) e su una base geografica ampia (es. l'intero territorio nazionale), sia non realizzabile. Per questo motivo DICE propone una struttura delle informazioni "a grana grossa": per ciascuna categoria di informazioni (es. dati storici o dati sui materiali) si indica il nome del capitolo ma non si prescrive il modo di riempirlo. In aggiunta si ammettono varianti descrittive, e soprattutto ciascuna istallazione DICE può scegliere la propria struttura delle informazioni. Per quanto riguarda il "modello culturale" (cioè la scelta dei vocabolari di indicizzazione, delle categorie culturali, dei collegamenti da istaurare tra le varie informazioni, ecc.) DICE non prescrive un modello generale, ma lascia che sia la comunità dei soggetti, partecipanti ad una specifica istallazione DICE, a decidere.
La impostazione di DICE, basata su una "grana grossa", varianti e integrazione a livello di singola istallazione, favorisce il nascere di comunità "volontarie" di soggetti che in un determinato ambito (culturale o geografico) e per determinati scopi, decidono di integrare le loro informazioni per aumentarne la visibilità e la accessibilità. Dato che una istallazione DICE comunque si rivolge ad una utenza professionale, è plausibile che ciascun soggetto partecipante trovi il suo interesse (nel rendere le sue informazioni accessibili) in due motivi:
a) altri soggetti possono usarle e valorizzarle
b) il soggetto partecipante può accedere ad informazioni (correlate alle sue) prodotti da altri soggetti.
DICE realizza la infrastruttura tecnologica di base ed un modello generale sulla organizzazione delle informazioni e sul loro accesso. Per dimostrare la validità dell'approccio DICE realizza (entro il 2004) un primo dimostratore con le seguenti caratteristiche:
 | Gli argomenti trattati sono "archeologia in Campania" e "ceramica in Campania". |
 | In entrambi i casi i fornitori di informazione sono sia i gestori dei beni (sovrintendenze, musei, ecc.) sia altri soggetti come studiosi, ricercatori, esperti, editori, ecc. |
 | Gli utenti previsti per questo primo dimostratore sono "addetti ai lavori", studiosi, Editori e Organizzatori di Turismo culturale. |
Lo scopo del dimostratore è di verificare la fattibilità tecnologica di DICE, di valicare il modello culturale-organizzativo, di verificare la efficacia e la usabilità della impostazione.
In particolare, in base ad un accordo in via di perfezionamento con il MBAC (Ministero dei Beni Ambientali e Culturali), il dimostratore verrà anche usato per realizzare una porzione del "portale della Cultura Italina", secondo lo studio realizzato dal Ministero stesso.